Il seme del male

scritto da Annabelle
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Autore del testo Annabelle

Testo: Il seme del male
di Annabelle

Non l’ho piantato io, lo giuro, l’ho trovato.
Era piccolo, nero e liscio come un pensiero che non dici mai, ad alta voce.
L’ho raccolto tra le dita una sera con la nebbia, quando l’anima è più affamata e la coscienza dorme.
Lo chiamai “curiosità”
Lo misi in un vaso di vetro, sul davanzale, lo guardavo e nulla accadeva.
Così cominciai a parlargli, gli raccontai le piccole ingiustizie subite, le invidie taciute, i sorrisi che avevo trattenuto per non sembrare debole.
Lui ascoltava senza muoversi, poi mi chiese acqua.
In silenzio, ogni volta che voltavo lo sguardo, il vetro si appannava, così versai una goccia, una sola, di rancore e la terra si scurì.
Da quel giorno crebbe, non verso l'alto, ma dentro.
Mise radici nel legno del tavolo, poi nel pavimento, poi sotto la mia pelle.
Non vedevo foglie, vedevo pensieri.
Un dubbio qui, un sospetto là, una parola detta a metà, apposta, perché l’altro la finisse nel modo peggiore.
“È solo prudenza"
Mi dicevo.
“È solo difesa"
Ma mentivo.
Il seme fioriva ogni volta che sceglievo ciò che era comodo, al posto di ciò che era giusto.
Quando lasciavo che un’assenza facesse più danno di una presenza.
Quando ridevo dentro, piano, mentre fuori tacevo.
Una notte lo sradicai, o almeno ci provai.
La terra era la mia, le radici erano le mie, ogni strappo portava via carne, sangue e memoria.
Lo gettai dalla finestra, nella nebbia,
il giorno dopo ne trovai un altro, esattamente uguale, sul davanzale.
Nero, liscio, in attesa.
Capii allora.
Il seme non veniva dal terreno, veniva da me.
Nasceva ogni volta che sceglievo di non guardare, ogni volta che lasciavo che il male prendesse forma perché era più facile che fermarlo.
Adesso il vaso è vuoto, il davanzale è pulito.
Eppure lo sento, sotto le unghia, sotto la lingua, pronto a germogliare.
È solo una questione di tempo prima che io, allunghi di nuovo la mano per annaffiarlo.

Il seme del male testo di Annabelle
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